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20 maggio 2020: 50° Anniversario dello Statuto dei Lavoratori
Mercoledì 20 Maggio 2020 05:52

È passato mezzo secolo dall’approvazione della legge n. 300 intitolata “Norme sulla tutela e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”...

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È passato mezzo secolo dall’approvazione della legge n. 300 intitolata “Norme sulla tutela e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento: un evento fondamentale in un periodo di grandi fermenti sociali e politici, di lotte sociali, studentesche e sindacali (i rinnovi contrattuali dell’autunno 1969, con l’abolizione delle “gabbie salariali” e la riduzione dell’orario di lavoro a 40 ore), che oggi sembra davvero lontanissimo.

In un momento storico caratterizzato da una dimensione elevatissima del fenomeno infortunistico nei luoghi di lavoro (con una media di 7-8 infortuni mortali al giorno), alle richieste di tipo salariale si affiancavano mobilitazioni (spesso spontanee) su temi del tutto nuovi, quali  il rifiuto della monetizzazione della salute, la lotta contro le mansioni giudicate pesanti, contro la nocività e il disagio, per la riduzione dei ritmi e dei carichi di lavoro: una nuova e diffusa attenzione al rapporto tra il lavoro (e le sue condizioni) e la salute, non più “vendibile”.

Con lo Statuto dei Lavoratori entravano fra l’altro nei luoghi di lavoro diritti di libertà costituzionali quali la libertà di opinione e di associazione, venendo a cessare le precedenti politiche repressive della militanza politica e sindacale; si introduceva (con l’art. 18,) il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro nei casi di licenziamento illegittimo (diritto ritornato “terreno di scontro” negli ultimi anni e poi modificato)  e si affrontavano le tematiche riguardanti la tutela della salute e dell’integrità fisica.

L’articolo 9 dello Statuto è stato lo strumento che ha reso possibile che i lavoratori “portassero” in azienda medici e tecnici di loro fiducia: uno strumento che ha consentito, nei primi anni ’70, l’avvio dell’esperienza degli operatori dei servizi pubblici, con il loro ingresso nelle aziende per la conduzione di indagini su sicurezza e salute. Proprio in quegli anni si avviava del resto la storia del sistema pubblico di prevenzione, normato poi dalla Legge 833 nel 1978.

A distanza di 50 anni dalla sua approvazione, anche la legge più avanzata ha bisogno di essere adeguata ad un contesto naturalmente mutato: a maggior ragione quando i mutamenti sono così tumultuosi come quelli avvenuti in questi ultimi due decenni.

I profondi e progressivi cambiamenti sociali, produttivi (il numero crescente di microimprese, le trasformazioni settoriali) e del lavoro (della sua organizzazione e delle sue forme), la crisi attuale del welfare (nascente all’epoca del varo della Legge 300), la tendenza alla disgregazione sociale e all’aumento delle disuguaglianze (in una parola la contrazione dei diritti) intervenuti nel nuovo secolo rischiano di rappresentare un avanzamento verso lo sbilanciamento dei rapporti di forza tra lavoratori ed imprese. Basti pensare all’espansione di alcune tipologie di lavori o anche alla criticità costituita dall’espansione del lavoro agile (il c.d. smart working, oggi “esplodente” anche in relazione alla crisi pandemica), in assenza di una regolamentazione adeguata.

Diventa quindi oggi centrale la questione, che da varie parti si sta cominciando a porre, della stesura di un “nuovo” Statuto dei diritti di tutti i lavoratori, uno strumento che riguardi l’intero mondo del lavoro, che definisca appunto diritti e tutele (anche riguardo alla salute e alla sicurezza), estendendone l’applicazione, indipendentemente dalle differenti tipologie di occupazione, di rapporto, di provenienza.




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Ultimo aggiornamento Sabato 23 Maggio 2020 07:16
 

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